Risks Exposure

In un contesto in continua evoluzione, comprendere e anticipare i rischi è essenziale per una gestione responsabile e resiliente.

La sezione Risks Exposures offre una panoramica strutturata delle principali aree di rischio che impattano sull’organizzazione, combinando estratti da report normativi con analisi tematiche. Ogni ambito fornisce prospettive preziose sulle esposizioni attuali e sulle tendenze emergenti, con un focus su sostenibilità, cambiamento climatico, innovazione e reputazione.

  • Risk Exposure

     

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    SCR_FY2025_IT


    Per l’anno 2025, i principali rischi a cui il Gruppo è esposto sono il rischio di mercato, i rischi del settore finanziario e il rischio di sottoscrizione del ramo Danni, sulla base sia della loro entità sia della loro probabilità.

    1.    Rischio mercato: rappresenta la componente più rilevante dello SCR ed è ulteriormente aumentato nell’ultimo anno, con un impatto economico di circa 3,21 miliardi di euro, evidenziandone la rilevanza. Esso include esposizioni alla volatilità dei tassi di interesse, alle fluttuazioni dei mercati azionari e ai movimenti degli spread creditizi. La sua materialità è dimostrata dai risultati dei test di sensitività: ad esempio, uno shock negativo del -30% sui mercati azionari comporterebbe una riduzione di 9 punti percentuali del Solvency Ratio, evidenziando la sensibilità del sistema ai movimenti di mercato.

    2.    Rischi patrimoniali del settore finanziario (Credit and fin. sector nel grafico): derivano dalle partecipazioni strategiche del Gruppo in BPER Banca, con un impatto in termini di capitale di circa 2,24 miliardi di euro, corrispondente alla quota proporzionale dello SCR di tali entità bancarie ai fini Solvency II. La probabilità di materializzazione di tale rischio è principalmente legata alla qualità degli attivi del portafoglio crediti e all’affidabilità creditizia dei debitori.

    3.    Analogamente, il rischio di sottoscrizione Danni presenta un impatto significativo, contribuendo per circa 1,82 miliardi di euro allo SCR. Tale rischio comprende le possibili perdite derivanti da inadeguatezze tariffarie, volatilità dei sinistri ed esposizione a eventi catastrofali. La sua probabilità è amplificata dall’aumento della frequenza e della severità dei disastri naturali, confermando un trend crescente sia nella frequenza sia nell’impatto degli eventi legati al clima. In particolare, l’inflazione rappresenta un fattore determinante nel rischio di sottoscrizione: i test di sensitività mostrano che un aumento di +100 punti base comporterebbe una riduzione di 4 punti percentuali del Solvency Ratio.

    Ciascun rischio è monitorato e mitigato singolarmente attraverso l’implementazione di azioni mirate in funzione della sua natura specifica. Per il rischio di mercato, tali azioni includono un’allocazione prudente degli attivi focalizzata su strumenti investment grade, solide strategie di asset-liability management e l’applicazione del Volatility Adjustment (VA) per ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati. L’asset allocation e le strategie di investimento sono periodicamente riesaminate nei Comitati Investimenti, che coinvolgono le funzioni di business e di risk management, dove, tra l’altro, vengono individuate soluzioni in caso di superamento del risk appetite o dei limiti di rischio.

    Per il rischio di sottoscrizione Danni, le strategie di mitigazione prevedono l’utilizzo, tra gli altri, di telematica, immagini satellitari e modelli climatici per una selezione più accurata dei rischi, lo sviluppo di reti proprietarie di riparazione veicoli come UnipolService e UnipolGlass (1) per canalizzare e ottimizzare i costi e la gestione dei sinistri, iniziative di repricing del portafoglio in risposta alle esposizioni legate al clima e accordi strategici di riassicurazione.

    Infine, i rischi del settore finanziario sono monitorati attraverso l’esecuzione di un modello parallelo alla normativa settoriale, in cui il Solvency Ratio del Gruppo assicurativo è calcolato assumendo che le partecipazioni bancarie siano trattate come investimenti azionari non strategici. Ciò consente di monitorare attentamente il valore delle partecipazioni e di includerlo nelle metriche di rischio azionario e di concentrazione.

    Inoltre, il regime Solvency II richiede di disporre di capitale disponibile sufficiente per far fronte ai rischi aggregati cui la compagnia è esposta. Ciò è misurato calcolando il capitale in eccesso che residua dopo aver coperto i requisiti di rischio con i fondi propri disponibili.

    Al termine del 2025, i Fondi Propri di Unipol ammontavano a 12,2 miliardi di euro, di cui 7,7 miliardi classificati come Tier 1 assicurativo, mentre lo SCR si attestava a 5,3 miliardi di euro, determinando un Excess Capital pari a circa 6,9 miliardi di euro.

    Queste pratiche, integrate nel Sistema di Controllo Interno e di Gestione dei Rischi, riflettono l’impegno di Unipol nel mantenere una cultura operativa solida, prospettica e pienamente orientata al rischio.

    L’esposizione ai rischi è valutata con cadenza trimestrale, con la possibilità di un ricalibro più frequente ove necessario. In particolare, nel corso del 2025 e 2026, IVASS ha condotto frequenti attività di vigilanza nell’ambito del processo di autorizzazione agli aggiornamenti del Modello Interno di Gruppo. Tali attività hanno comportato un’analisi dettagliata delle metodologie, delle ipotesi, dei controlli e dei processi decisionali alla base del modello interno, accompagnata da una valutazione complessiva della loro coerenza con i requisiti normativi e della loro integrazione nel più ampio sistema di gestione dei rischi.

    (1) Per maggiori informazioni su UnipolService e UnipolGlass vai su https://www.unipolservice.it/ e https://www.unipolglass.it/ 

  • Rischi ESG

    Commitment 

    Nell’ambito del proprio framework di Enterprise Risk Management (ERM), Unipol si impegna a mantenere un sistema solido e orientato al futuro per il monitoraggio dei rischi legati alla sostenibilità. Questo impegno ha l’obiettivo di salvaguardare la capacità del Gruppo di generare valore nel lungo termine, sia per sé stesso sia per i propri stakeholder. 

    Identificazione e Valutazione del Rischio 

    Il Gruppo identifica, valuta e mitiga in modo proattivo i potenziali impatti ESG, basandosi su ricerche scientifiche, lungo tutte le fasi della catena del valore. I rischi legati alla sostenibilità, incluso il rischio climatico, vengono valutati analizzando come influenzano le categorie di rischio tradizionali presenti nella tassonomia ERM (ad esempio, rischi di sottoscrizione e di mercato,etc..). Questo approccio integrato facilita il monitoraggio, consentendo di comprendere l’entità dei potenziali impatti finanziari e reputazionali sul bilancio consolidato del Gruppo, corretto per il rischio. 

    Forward-Looking Risk Analysis 

    Il Gruppo analizza i macrotrend che influenzano i rischi legati alla sostenibilità utilizzando le stesse tecniche previsionali impiegate per i rischi tradizionali. Ciò consente l’identificazione precoce dei rischi ESG emergenti e garantisce che vengano affrontati nei processi decisionali e operativi.

    Integrazione nel Risk Appetite Framework (RAF) 

    Dal 2020, i rischi ESG sono stati integrati nel Risk Appetite Framework (RAF) del Gruppo. Questi rischi vengono monitorati attraverso limiti definiti all’interno del Risk Appetite Statement (RAS) del Gruppo.

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    Il Gruppo declina i presidi dei rischi legati alla sostenibilità nell’ambito delle singole categorie di rischio attuale, in modo da gestirli in tutte le fasi del processo di creazione del valore e di mitigare l’insorgenza di eventuali rischi reputazionali connessi ai tali rischi. Tali presidi sono volti anche a prevenire la concentrazione di esposizioni verso aree e/o settori significativamente esposti ai rischi legati alla sostenibilità; in tale ambito viene riservata una particolare considerazione al cambiamento climatico e ai relativi impatti sulle attività di sottoscrizione e di investimento.

    I presidi finalizzati a prevenire l’insorgenza di rischi legati alla sostenibilità e a mitigarne gli effetti sono definiti nella Politiche di gestione delle singole categorie di rischio, ove rilevanti, quali tra le altre:

    • la Politica in materia di investimenti;
    • le Politiche di sottoscrizione relative al business Danni e al business Vita;
    • le Politiche di riservazione relative al business Danni e al business Vita;
    • la Politica di riassicurazione e delle ulteriori tecniche di mitigazione del rischio;
    • la Politica in materia di esternalizzazione e scelta dei fornitori;
    • la Politica in materia di protezione e valorizzazione dei dati personali. 
  • Rischio Climatico

    Per il rischio climatico, Unipol ha sviluppato un’analisi di valutazione dell’impatto attraverso stress test basati su più di uno scenario climatico.  Gli scenari climatici permettono di quantificare, secondo una narrazione coerente, le potenziali perdite aggregate sul bilancio consolidato corretto per il rischio e sulla solidità patrimoniale del Gruppo, considerando sia:

    •    i rischi fisici legati al clima, ovvero i danni fisici, come – ma non solo – quelli dovuti al peggioramento delle condizioni meteorologiche sugli asset fisici di proprietà del Gruppo e utilizzati per le proprie operazioni (rischio immobiliare); 

    •    i rischi di transizione climatica, ovvero gli effetti derivanti dai vincoli e/o dalle opportunità legati al passaggio verso un ambiente climatico più sostenibile, come – ma non solo – l’impatto dei cambiamenti normativi adottati per contrastare il cambiamento climatico (rischio legale), l’impatto dei cambiamenti nel comportamento e nella percezione dei clienti con il peggioramento del cambiamento climatico (rischio legale/commerciale/reputazionale), e/o gli effetti dell’innovazione tecnologica che può facilitare o ostacolare la transizione verso soluzioni più sostenibili (rischio tecnologico)

    Questi scenari rappresentano pathways in cui le temperature globali aumentano oltre oppure restano al di sotto dei 2°C entro il 2100. (2)

    Inoltre, sono state condotte valutazioni qualitative su un terzo scenario NGFS e su ulteriori scenari IPCC, per completezza. Entrambi gli scenari quantificati sono sviluppati su più orizzonti temporali (di breve e medio/lungo termine) e considerano l’attività del Gruppo nello stato attuale (“as-is”). Essi si basano su:

    •    il Network for Greening the Financial System (NGFS) – Fase V, che identifica le variabili macroeconomiche per la valutazione dei rischi di transizione, e 
    •    l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), che identifica le variabili geofisiche utilizzate per valutare i rischi fisici.

    In linea con un approccio conservativo, gli scenari non considerano gli impatti di azioni gestionali future (es. riallocazione del portafoglio investimenti), modifiche infrastrutturali (es. investimenti pianificati sugli immobili ad uso proprio) o condizioni di mercato.

     

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    ORSA_2025

     

    Grafico: NGFS scenari in fase 5 - indicazione degli scenari usati da Unipol

    Per l’ORSA 2025, gli scenari selezionati sono: 

    Current Policies: lo scenario rappresenta un percorso climatico caratterizzato da un aumento della temperatura media globale di circa 3°C entro la fine del secolo, in uno scenario in cui non vengono implementate ulteriori azioni di mitigazione climatica oltre a quelle già in essere. Questo scenario rientra nella categoria Hot House World degli scenari NGFS Phase V, caratterizzati da elevati rischi fisici e bassi rischi di transizione, poiché gli sforzi globali limitati risultano insufficienti a prevenire un significativo riscaldamento globale.

    Di conseguenza, tale percorso non consente il raggiungimento dell’obiettivo di emissioni nette di CO₂ pari a zero entro il 2050. L’assenza di ulteriori politiche climatiche, combinata con un progresso tecnologico lento e limitato e una scarsa diffusione delle tecnologie di rimozione della CO₂ (CDR), determina un aumento sostanziale delle temperature globali ben oltre i target stabiliti dall’Accordo di Parigi.

    Ai fini della valutazione degli impatti sul business Danni del Gruppo e sulle esposizioni immobiliari, le condizioni di questo scenario sono approssimate attraverso una combinazione dello scenario IPCC RCP 6.0 — uno dei percorsi più severi considerati — e un orizzonte temporale di lungo termine attorno al 2065.

    Tale combinazione corrisponde a un aumento stimato della temperatura media globale di circa 2,1°C rispetto ai livelli preindustriali, coerente con una valutazione prospettica a 30 anni dello scenario NGFS “Current Policies”.

    Lo scenario “Net Zero 2050 – breve termine” rappresenta un percorso climatico coerente con il raggiungimento di emissioni nette di CO₂ pari a zero entro il 2050, basato sull’implementazione immediata e coordinata di politiche climatiche ambiziose a livello globale. Tale scenario presuppone una rapida accelerazione degli sforzi di decarbonizzazione in tutti i settori, guidata da misure regolatorie stringenti, forte innovazione tecnologica e un’ampia diffusione di soluzioni a basse emissioni di carbonio. Di conseguenza, lo scenario è caratterizzato da rischi di transizione significativi nel breve termine, dovuti a repentini aggiustamenti nei sistemi economici e finanziari, inclusi cambiamenti nei prezzi di mercato, nelle valutazioni degli asset e nei modelli di business. Al contempo, i rischi fisici rimangono limitati nel breve periodo, poiché i benefici delle azioni di mitigazione si manifestano progressivamente nel tempo. Il contenuto aumento della temperatura globale associato a questo percorso è coerente con una traiettoria volta a contenere il riscaldamento globale intorno a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali (ossia ben al di sotto dei 2°C), in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ed è ampiamente allineato ai percorsi a basse emissioni dell’IPCC, in particolare RCP 2.6. L’analisi è condotta su un orizzonte temporale di breve periodo, allineato al ciclo di pianificazione aziendale, al fine di valutare la resilienza del Gruppo a shock di transizione immediati, in particolare in relazione alle dinamiche di mercato, agli effetti di repricing e ai cambiamenti normativi.

    Lo scenario “Net Zero 2050 – medio termine” rappresenta la continuazione progressiva del percorso di decarbonizzazione avviato nel breve periodo, con un’azione politica sostenuta e una trasformazione tecnologica diffusa a livello globale. In questo scenario, la riduzione delle emissioni prosegue in modo strutturato e coordinato, consentendo il raggiungimento degli obiettivi climatici nel lungo termine. Rispetto alla variante di breve periodo, i rischi di transizione permangono ma risultano più graduali e prevedibili, poiché gli operatori economici si adattano progressivamente al nuovo contesto normativo e tecnologico. Parallelamente, i rischi fisici risultano significativamente mitigati rispetto agli scenari ad alte emissioni, grazie al contenimento dell’aumento della temperatura globale in linea con gli obiettivi climatici. Dal punto di vista dei rischi fisici, questo scenario è principalmente associato all’IPCC RCP 2.6, con possibili riferimenti a scenari intermedi (es. RCP 4.5) per analisi di sensitività, riflettendo una traiettoria di riscaldamento globale limitato rispetto ai livelli preindustriali. L’analisi è condotta su un orizzonte di medio periodo, coerente con il ciclo di pianificazione industriale del Gruppo, consentendo di valutare come i rischi residui di transizione e i rischi fisici mitigati evolvano e influenzino nel tempo il profilo di rischio, la posizione finanziaria e le prospettive strategiche del Gruppo.

    L’analisi complementare basata sugli hazard (Flood e Severe Convective Storms – SCS) si concentra su specifici driver di rischio fisico particolarmente rilevanti per i portafogli di sottoscrizione, soprattutto nel contesto domestico. Il rischio alluvionale è analizzato utilizzando diversi scenari IPCC (ad esempio RCP 2.6, 4.5, 6.0 e 8.5), valutati a intervalli temporali regolari fino a orizzonti di lungo termine, consentendo l’analisi delle esposizioni nel breve, medio e lungo periodo. Le tempeste convettive intense (Severe Convective Storms – SCS) sono analizzate utilizzando specifici percorsi IPCC (ad esempio RCP 4.5 e 8.5) su orizzonti di breve e lungo termine. Questa analisi complementare consente una comprensione più granulare dell’evoluzione dei rischi fisici climatici e dei loro potenziali impatti sulle performance di sottoscrizione.

    (2) Linee guida applicative per l'esecuzione della valutazione di materialità dei cambiamenti climatici e l'utilizzo degli scenari relativi ai cambiamenti climatici nell'ORSA (EIOPA-BoS-22/329).

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  • Rischio Cybersecurity
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    Governance

    Unipol ha implementato un modello di governance solido e strutturato per la gestione della sicurezza delle informazioni e del rischio ICT, pienamente integrato nel sistema di controllo interno e gestione dei rischi del Gruppo. 

    • La supervisione a livello del Consiglio di Amministrazione è garantita dallo stesso Consiglio, che approva la Politica di Sicurezza delle Informazioni, il Piano Strategico ICT e la Strategia di Resilienza Operativa Digitale. Il Consiglio è inoltre responsabile dell’istituzione di un sistema efficace di gestione del rischio ICT, come parte integrante del più ampio framework di Enterprise Risk Management (ERM). Il Comitato Controllo e Rischi riceve aggiornamenti e report periodici sulle tematiche di cybersicurezza, assicurando una supervisione continua e informata. 
    • La responsabilità esecutiva è affidata a dirigenti di alto livello con mandati chiaramente definiti in materia di sicurezza delle informazioni: 
      • Il Chief Risk Officer (CRO) svolge un ruolo centrale nella supervisione del framework di analisi e mitigazione del rischio ICT a livello di Gruppo, garantendo la validazione degli scenari di rischio e dei risultati degli stress test. Questa supervisione strategica è rafforzata dalla linea diretta di riporto dell’ICT Risk Manager, responsabile della definizione della Politica di Sicurezza delle Informazioni del Gruppo e delle Linee Guida aziendali in materia di Cyber Security, nonché del monitoraggio della loro coerente attuazione da parte delle funzioni di primo livello. 
      • Il Chief Information Officer (CIO) è responsabile della redazione del Piano Strategico ICT e contribuisce all’attuazione della Strategia di Resilienza Operativa Digitale, assicurando che l’infrastruttura tecnologica sia in grado di supportare gli obiettivi aziendali nel rispetto delle policy e delle Linee Guida del Gruppo. 

     

    Politica e Programma 

    L’impegno di Unipol per la sicurezza delle informazioni è formalizzato attraverso un framework di governance certificato e in continua evoluzione. Il Gruppo, certificato secondo la norma ISO/IEC 27001:2013 per il proprio servizio di Firma Elettronica Avanzata, ha adottato un Sistema di Gestione della Sicurezza delle Informazioni (ISMS) progettato per stabilire, attuare, mantenere e migliorare continuamente le pratiche di sicurezza delle informazioni. 

    La Politica di Sicurezza delle Informazioni definisce i principi generali in materia di sicurezza, le linee guida strategiche per la gestione dei rischi informatici e di sicurezza delle informazioni, nonché i ruoli e le responsabilità degli attori coinvolti nei processi. 

    Gli elementi chiave della Politica includono: 

    • Miglioramento continuo dei sistemi di sicurezza delle informazioni
      Unipol adotta un approccio di miglioramento continuo per il proprio Programma di Gestione della Sicurezza delle Informazioni, garantendo che i sistemi evolvano in risposta alle minacce emergenti e alle esigenze operative. 
       
    • Integrità e Protezione dei Dati
      Unipol adotta un approccio basato sul rischio per tutelare la riservatezza, l’integrità e la disponibilità delle informazioni. La Politica prevede controlli rigorosi per la classificazione dei dati, l’accesso sicuro, la cifratura e la gestione dei backup, garantendo l’accuratezza delle informazioni e la continuità operativa. 
       
    • Monitoraggio e risposta alle minacce alla sicurezza delle informazioni
      Il Gruppo ha implementato un monitoraggio continuo dell’infrastruttura ICT per rilevare anomalie, vulnerabilità e potenziali intrusioni. 
       
    • Assegnazione delle responsabilità individuali all’interno dell’organizzazione 
      La responsabilità esecutiva è attribuita a dirigenti di alto livello, tra cui il Chief Risk Officer (CRO) e il Chief Information Officer (CIO). Tutti i dipendenti sono formati e sensibilizzati in merito ai propri compiti attraverso programmi regolari di formazione e sensibilizzazione sui rischi informatici. 
       
    • Requisiti di sicurezza per le terze parti
      Unipol estende la propria governance della sicurezza anche a partner esterni e fornitori. I contratti includono clausole specifiche in materia di protezione dei dati, riservatezza e accordi sui livelli di servizio garantendo una gestione efficace dei rischi esterni.